Portogallo, Sao Miguel: sogno di una notte di mezzo inverno


di MariaVittoria Bernasconi, foto di Stefano Casati venerdì, 9 febbraio 2018
Questa perla dell'arcipelago delle Azzorre è un paradiso anche nei mesi più rigidi: tiepida e linda, accoglie il motociclista con asfalti perfetti e distese di fiori e vegetazione lussureggiante. Merito delle frequentissime piogge e del sole limpido che segue ogni acquazzone!



Questo itinerario è stato pubblicato sul numero 141 di Dueruote di Gennaio 2017

Partenza - arrivo

Ponta Delgada

Lunghezza

243 km

Quando partire tutto l'anno
Ideale per natura, paesaggi, strade tortuose, spunti folcloristici, gastronomici, 
Moto adatte  tutte 


Settecentocinquanta chilometri quadrati di isola vulcanica per migliaia di ortensie: Sao Miguel è la più grande delle isole dell'arcipelago delle Azzorre, provincia autonoma del Portogallo e parte del Geoparco delle Azzorre. Piovosa, pulita, festosa e gentile, quest'isola accoglie col tepore delle giornate primaverili mediterranee e il rigoglio della vegetazione dei paesi tropicali: il posto ideale per sfuggire alla morsa gelida dell'inverno e pennellare qualche curva con scenografia mozzafiato.
Partenza e arrivo dell'itinerario è Ponta Delgada, città principale e meta ideale per una giornata di passeggiate e vagabondaggio.

Il suo centro storico è un bel susseguirsi di bianchi e neri: le case, le chiese e le vie si illuminano sotto il sole che fa scintillare anche la pietra nera con cui tutto è decorato e incorniciato. Da vedere, oltre al porto e alle viuzze attorno alla bella piazza Gonzalo Velho, il forte di Sao Bras, del XVI secolo, ristrutturato e oggi adibito a museo militare delle Azzorre.

L'ovest del vento

La moto si muove con destrezza tra le viuzze della città e il ritmo è brillante mentre si esce in direzione ovest: si punta subito l'interno iniziando a risalire le pendici vulcaniche tra un rigoglio di prati e cespugli. Il percorso è monocromatico: il verde si esplica in ogni variazione di tono e di intensità. A spezzare questo incanto verdeggiante solo il manto candido e pezzato delle mucche, numerose e pascolanti nei dintorni.

L'asfalto è pastoso e man mano che si procede la strada diventa sempre più piacevole e sinuosa. Occorre fare attenzione al fango in prossimità delle strade private e agricole oltre ai numerosi mezzi di trasporto inconsueti. Infatti non è insolito incrociare carretti, motocarri, trattori, tricicli, cavalli e altri animali da soma, in mezzo alla carreggiata! Arrivati a Sete Citades si parcheggia per una passeggiata verso il lago omonimo e la caldera, suggestiva e ben visibile. Al suo interno dall'alto si riconoscono i crateri minori e i diversi laghi che vi si sono formati dentro: il gruppo vulcanico ha dato il nome a questa località turistica che offre molti spunti e attività. Si può decidere di lasciarsi guidare in un escursione a piedi o pagaiare sulle acque dolci dei laghetti.

Scendere dall'altro lato della caldera è un'esperienza affascinante: s'intuisce la presenza della lava che trapela a fatica tra la folta vegetazione tropicale. La pendenza poi è differente rispetto alle pendici delle normali montagne: tutto insomma richiama la particolarità di quest'isola di roccia. A Seara, nello specchietto, si vedono i laghi appena lasciati e davanti al cupolino appare scintillante l'oceano. La deviazione che raggiunge Ponta da Ferraria è una strada bellissima, tortuosa e ben tenuta.

Qui la lava tiene banco: la stratificazione delle pareti è ben visibile e crea un suggestivo contrasto di colori con le macchie verdi di cespugli e arbusti. Il vento soffia impetuoso e copre la pelle del volto e le labbra di una patina leggera e salmastra: il bacio dell'Atlantico arriva con Eolo! Se foste agili e ben equipaggiati di scarpe da trekking quest'area è punteggiata di sentierini deliziosi tra le rocce.

Il fascino dell'off-road vi dovrebbe contagiare solo a piedi: è, infatti, sconsigliato imboccare la sterrata che risale, essendo davvero mal messa e molto scivolosa a causa del fango. Dal miradouro di Ponta do Escalvado si anticipa la vista delle quattro rocce di Mosteiros, tappa successiva. La spiaggia di sabbia e i quattro totem di roccia sono l'attrattiva principale di questo posto selvatico, dove la forza degli elementi si percepisce in maniera tangibile: il vento ancora una volta sferza con vigore, le nubi si ammassano all'orizzonte e le onde di spezzano in schiuma e boati sugli scogli. Quando la furia si placa ecco che appaiono piccole, deliziose piscine di roccia, specchi del cielo tornato limpido che permettono un tuffo in tranquillità. Per poi sedersi a uno dei minuscoli bar del villaggio con la benefica impressione di essere in un posto selvaggio. Poi sul menù si legge che anche qui c'è la rete wi-fi gratuita: non c'è scampo!

Dopo aver lasciato il posto preferito dai surfisti si segue una piccola strada costiera, una via minore, lontana dalla principale percorsa dal traffico locale e dai turisti. La nostra strada invece passa dai paesetti, dove si vedono i vecchi seduti fuori da casa e i pescatori intenti a sciogliere i nodi alle reti. Passando da Sant'Antonio c'è anche la sede del moto club locale, chiusa di giorno! La serra Gorda è la via che porta al centro dell'isola fino a scollinare di nuovo verso Ponta Delgada.

La bellezza dell'est

Il garbo della gente e la gentilezza dei modi, in contrasto con la ruvidezza del dialetto portoghese, si riflette nelle cittadine, nell'ordine, nella cura dei giardini e delle strade. Viaggiando a Sao Miguel salta all'occhio proprio questo amore, più che senso civico, per il territorio e i suoi elementi. Così è gradevole la zona di Lagoa, turistica ma senza eccessi, come lo sono tutti i villaggi lungo la costa est, da vedere seguendo la litoranea. Si sale, repentinamente, verso Lagoa das Furnas: intorno una vera giungla di cespugli e foreste ad alto fusto chiarisce subito la differenza di latitudine e di clima.

Il lago è circondato da ortensie e altre acidofile fiorite: sul suo perimetro si passeggia lungo una via lastricata in pietra lavica. Ma non ci si tuffa: l'acqua è solforosa! Ora si scatena la moto: la strada che raggiunge Nordeste e quella che arriva a San Pedro de Nordestino, sono tutte da guidare. Attenzione solo a non imboccare la superstrada, ma la litoranea nord, arzigogolata e poco trafficata, ricca di sali-scendi.

Spettacolare la discesa al faro di Nordeste e imperdibile anche la sosta al parco naturale Ribeira dos Caldeiroes, che include un curato giardino botanico. E poi arriva il tè: distese di meravigliose piantagioni di camelia sinensis coprono l'area che circonda Maia. Le foglie splendono al sole, carnose e pronte a essere raccolte e lavorate. Così appare il paesaggio fin quasi a Ribeira Grande, la seconda città dell'isola, che mostra la sua anima attraverso i ponti bianchi e neri: terra, lava e acqua di fiume!

La moto si sgranchisce ancora sulle curve che salgono al Lagoa do Fogo, una meraviglia turchese e verde smeraldo incastonata in un cratere nero di lava: in cima, appena prima di scollinare, appaiono entrambi i versanti dell'isola, nord e sud, e l'Atlantico intorno. Da qui la discesa è lenta, tra coltivazioni di tabacco, ortensie fiorite e campi di granturco. Ecco la città, Ponta Delgada pronta ad accogliere per l'ultimo tramonto sulla marina e il porto, da godere sorseggiando il vinho de cheiro, fruttato e prodotto sulla vicina isola di Pico, una chicca per gustare qualcosa in più di queste incredibili isole.

L’itinerario è stato pubblicato sul numero 141 di Dueruote di Gennaio 2017, disponibile come arretrato e subito nella Digital Edition, cliccando qui!