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Ducati Diavel Carbon: la coda del diavolo
Dopo la Monster 1200 R, ecco un'altra Ducati per il 2016. Potente e dallo sguardo altero, questa versione della maxi bolognese è l'apice di un progetto giunto alla piena maturità. Già disponibile dai concessionari a 22.090 euro chiavi in mano, si presenta con una serie di piccoli ritocchi che la rendono ancora più esclusiva
Gli anni sono passati, nel 2014 la moto ha ricevuto alcuni interventi degni di nota, e oggi Ducati presenta, un po' a sorpresa, il nuovo allestimento Carbon per il 2016. Dico a sorpresa perché nel web già circolano i primi scatti rubati di un prototipo che, secondo vox populi, dovrebbe essere la nuova Diavel, completamente diversa (a partire dalla trasmissione a cinghia). Ma questa è un'altra storia e per leggerla - o meglio guidarla - bisognerà aspettare chissà quanto.
Per il resto, tutto invariato: motore bicilindrico Testastretta 11° DS (doppia candela) da 1.198 cc e 162 CV a 9.250 giri (130,5 Nm!), telaio a traliccio in tubi di acciaio con piastre in alluminio e forcella con steli da 50 mm con trattamento DLC. Nel servizio all inclusive sono compresi anche lo schermo TFT a colori sul serbatoio, il sistema di avviamento keyless e il pacchetto elettronico, composto da Riding Mode (Sport, Touring o Urban da 100 CV), Traction Control e ABS. Tutto questo ben di Dio, alla fine, pesa solo 205 kg a secco (234 in ordine di marcia).
A cosa serve una moto così? Questa è, spesso, la domanda che mi sento rivolgere quando parlo della Diavel. E invece che con un'affermazione, rispondo con un'altra domanda: a cosa servono le moto? Dovessimo misurare la pura efficienza di un mezzo, lo scooter vincerebbe sulla moto 10 a 0 su tutti i fronti: consumi, comfort, prezzo. Le moto si comprano e si desiderano con il cuore più che con la testa, anche quelle che appaiono più… ragionate. Ecco perché la Diavel "serve": è una delle migliori rappresentanti del reparto giocattoli 18+. Grossa, rumorosa e con una potenza sufficiente a far arrossire la maggior parte delle naked a listino, ha sempre avuto un aspetto minaccioso, ma ora pare ringhiare anche da spenta.
La qualità percepita è elevatissima: i materiali, la cura dei colori e gli accoppiamenti delle plastiche danno l'idea di avere a che fare con un grosso gioiello. La posizione in sella è la solita: particolare ma confortante. Anche se le braccia rimangono distese, la sella scavata e bassa (770 mm) permette di poggiare i piedi ben saldi a terra e di sentirsi molto inseriti nel mezzo, anche ai pennelloni. Le buone sensazioni continuano anche da accesa: muovere i primi passi con lei non significa tornare a lezione di scuola guida perché, magia, è semplice anche fare inversione. Difficile immaginare una situazione del genere quando la scheda tecnica recita numeri come 1.580 mm di interasse e un cannotto aperto di 28°, ma alla prova dei fatti con la Diavel ci si muove bene anche in città. Semmai, il rischio è di farsi prendere la mano: la gestione del gas perfetta unita alla posizione di controllo generano in chi guida uno stato d'animo sorprendentemente ilare, proprio come quando, da bambini, con le mollette si attaccavano le carte da gioco ai raggi della bici.
Nelle curve a medio e ampio raggio il suo modo di curvare ha quasi del miracoloso: si imposta la curva in anticipo e, una volta a centro curva, si mantiene la traiettoria esatta con un po' di lavoro extra su pedane e manubrio. E le pedane non grattano alla prima curva affrontata alla garibaldina. Come sempre, a fare la parte del leone ci pensa il motore: mostruoso, infinito e decisamente fuori luogo per le strade di tutti i giorni; è comunque eccitante sapere di avere a disposizione una piccola centrale nucleare pulsante e poterla dosare a piacimento. Esclusiva non è l'aggettivo più corretto, ma sicuramente quello che meglio riassume lo spirito della nuova Diavel Carbon.
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