Ducati Monster 821: yellow back


Christian Cavaciuti venerdì, 27 ottobre 2017
Il mondo cambia, va sempre più veloce, ma la naked bicilindrica Ducati, evoluta e aggiornata, resta. Cosa cambia e come va. La nostra prova su strada a Rimini



Venticinque anni e spiccioli fa, a Colonia veniva presentata la Ducati Monster. La prima naked bolognese sembrò allora una sorta di special fatta in casa con un telaio recuperato dalla sportiva 851, il motore due valvole ad aria della 900 SS, un serbatoio e una sella. Ma quel modo senza fronzoli di intendere la moto cambiò la storia, e non solo quella della Ducati. Per la prima volta esisteva un’alternativa alle sportive carenate altrettanto fascinosa e gratificante, ma che imponeva minor sofferenza a polsi, schiena e ginocchia.  

TUTTO È CAMBIATO TRANNE LEI 
A 25 anni di distanza il mondo è cambiato ancora, e oggi quell’alternativa sono piuttosto le moderne crossover; ma il fatto che la Monster sia ancora stabilmente in testa alle vendite Ducati nel mondo – Scrambler a parte – la dice lunga su quanto profondo sia il solco da lei scavato. La Monster è (anche) il modello che ha convinto Ducati a seguire la strada della Porsche: modelli continuamente aggiornati senza stravolgerli. E indubbiamente dal punto di vista estetico la Monster funziona ancora: è sempre bella, e sempre inconfondibile con il collo corto e il serbatoio a dorso di bufalo. La stessa 821 si rinnova replicando in toto le sovrastrutture dell’ultima 1200, e per distinguerla dalla sorella maggiore è stato recuperato un bel giallo squillante che a Borgo Panigale non si vedeva da qualche anno, e che si affianca ai classici rosso e nero.

Ma anche se il motore è sempre bicilindrico a L e il telaio è sempre a traliccio, a vederla allora la Monster di oggi sembrerebbe fantascientifica col suo motore Testastretta 11° portante, il corto telaio ancorato alle teste, l’alimentazione ride-by-wire con tre riding modes, il faro parzialmente LED e la strumentazione TFT a colori. Insomma: pur mantenendo la stessa, piacevole purezza delle linee, sotto la pelle è cambiato tutto. Oltre a sovrastrutture, faro e strumentazione, le ultime migliorie riguardano l’adozione del quickshift sia a salire che a scendere (optional), il terminale di scarico e le Pirelli Diablo Rosso III, col posteriore che passa da 180/60 a 180/55; l’omologazione Euro4, invece, era già stata ottenuta nel 2017. La Monster (o il Monster) è insomma rimasto al passo coi tempi dal punto di vista estetico e tecnologico, come ci si aspetta da una moto di un costruttore “premium” come Ducati. 

LA PROVA IN RIVIERA
Saliamo in sella alla nuova 821, naturalmente in giallo, per una sgroppata di quasi 200 km sulle strade dell’entroterra di Rimini, immerse in un paesaggio affascinante e piene di saliscendi, tornanti stretti e curve veloci con asfalti molto variabili per grip e omogeneità. Un banco di prova piuttosto severo per una moto dal feeling sportivo e che conosciamo per essere tendenzialmente rigida.

Rigida la Monster lo è sempre. In città la modalità Urban funziona molto bene, rende il Desmoquattro decisamente dolce (con 75 CV) e dà una grossa mano alla frizione, non particolarmente modulabile. Il motore scalda parecchio sul lato destro, ma senza risultare eccessivamente fastidioso. Appena si esce meglio comunque mettere la mappa Touring: la potenza sale a 109 CV e l’erogazione resta davvero regolare, pur con un leggero ritardo all’apertura del gas che aiuta nella guida in relax. Finché si guida sciolti, con le marce lunghe e senza forzare l’andatura, la Monster 821 si rivela piacevole. Se però si vuole aumentare il ritmo, occorre aumentare anche la concentrazione, perché lei non è tipo a cui piacciano le mezze misure. Se si vuole andare forte, bisogna rimboccarsi le maniche e… guidare.

La Monster 821 è infatti una moto che richiede una grande precisione nella guida. Di solito questo avviene quando il motore non è elastico e non consente di sbagliare marcia o regime; al contrario, qui il motore ha una bella schiena, ma è la ciclistica che non gradisce i cambi di idea, gli scarti di traiettoria o le correzioni a centro curva. Anche le asperità dell’asfalto sembrano non piacere troppo alle sospensioni (forcella KYB e mono Sachs), che ecumenicamente preferiscono passarci sopra piuttosto che copiarle. Il risultato è che in questi frangenti la 821 si scompone un po’, le sospensioni non lavorano in modo omogeneo e lo sterzo diventa poco comunicativo.

LA PALESTRA DI GUIDA
Questa Monster predilige insomma strade misto-veloci, con asfalto regolare e dove si può avere ampia visibilità davanti a sé. Quando infatti si possono distendere le marce, tutto diventa più facile e la precisione di guida viene da sé, merito di un bel rigore del telaio; anche così, comunque, la massima efficacia si ottiene caricando bene l’avantreno, che acquista così una buona direzionalità. Per chi vuole migliorare la sua guida, insomma, la 821 è una perfetta palestra, avvalorata dalla frenata super-incisiva – come su tutte le Ducati – garantita dall’impianto Brembo M4.32 con ABS Bosch regolabile.

 

Voti altissimi al motore. Dotato di un timbro sempre personale – specie al minimo e in rilascio – anche sotto la museruola dell’Euro4, il TS 11° è il prototipo dei motori Ducati dell’era moderna: ingentilito ai bassi (accetta di scendere persino sotto i 2.000, anche se diventa gradevole dai 3.000), resta amante soprattutto dei medi, per quanto dotato di un bell’allungo che diventa anzi necessario sfruttare se si vuole tenere un bel passo. A punto l’elettronica del motore, mai ruvido e sempre pronto di gas; a differenza di qualche concorrente (Yamaha) dove la mappa Sport rende la moto fin troppo brusca, qui la Sport è perfetta per divertirsi con il Desmo che allunga le braccia senza mai strappare o innescare reazioni impreviste. Ciliegina sulla torta, un consumo mai preoccupante: spingendo nel misto, la media del nostro test è stata di oltre 17 km/l.

Offerta a 11.440 euro chiavi in mano in rosso (per gli altri due colori rossa e nero ci vogliono 200 euro in più), la Monster 821 si conferma protagonista di un segmento sempre affollato, con concorrenti agguerrite come la Triumph Street Triple RS, la Yamaha MT-09, la MV Agusta Brutale 800 RR e la Kawasaki Z900. La Monster resta da 25 anni al centro del mondo naked e al centro della gamma Ducati; è ancora una moto per intenditori, che non si concede al primo appuntamento. È una moto per motociclisti esperti, a Borgo Panigale ne sono consapevoli e tirano dritto per la loro strada. D'altra parte, la forza della Monster è stata quella di mantenersi fedele a una ricetta che nel tempo la ha portata a vendere 320.000 pezzi, e quindi va bene così, perché chi guida una Ducati vuol anche far sapere al mondo di essere uno in grado di domarla.


DATI TECNICI

Motore
2 cilindri a L, 821 cc, alesaggio x corsa 88 x 67,5 mm, raffreddamento a liquido, rapporto di compressione 12,8:1, distribuzione desmodromica bialbero a camme in testa, 4 valvole per cilindro, iniezione elettronica con 2 corpi farfallati Full RbW da 53 mm, lubrificazione a carter umido

Trasmissione
finale a catena (46/15); frizione multidisco in bagno d'olio, con asservimento e antisaltellamento; cambio a 6 rapporti con comando elettronico DQS (optional)

Controlli elettronici
gestibili dal pilota 3 Riding Modes composti da 3 mappe motore, controllo trazione su 8 livelli,
3 livelli ABS (tutti selezionabili individualmente)

Ciclistica
telaio a traliccio di tubi d'acciaio fissato alle teste, inclinazione cannotto di sterzo 24,3°, avancorsa 93,2 mm; forcella rovesciata da 43 mm; forcellone bibraccio in alluminio e ammortizzatore regolabile in precarico ed estensione; escursione 130/140 mm

Freni
ant. 2 dischi da 320 mm, pinze ad attacco radiale a 4 pistoncini; post. disco da 245 mm, pinza a doppio pistoncino

Pneumatici
ant. 120/70-ZR17; post. 180/55-ZR17

Dimensioni (mm)
lunghezza n.d., larghezza n.d., interasse 1.480, altezza sella 785/810, serbatoio da 16,5 litri, peso a secco 180 kg

Prestazioni dichiarate
80 kW (109 CV) a 9.250 giri, 86,0 Nm (8,8 kgm) a 7.750 giri

Colori disponibili rosso, nero, giallo