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Attualità

Monopattini elettrici: la carica dei ciclomotori abusivi

Marco Gentili
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Monopattini elettrici, hoverboard, monoruota stanno invadendo la nostra città e rappresentano la mobilità alternativa di domani. Ma c'è un problema: molti di essi vanno troppo forte rispetto alle prescrizioni di legge. E non sono regolamentati dal codice della strada. Un problema che rischia di scoppiare in mano alle amministrazioni comunali delle maggiori città

La questione delle moto elettriche che risultano invisibili al Codice della Strada (anche se a breve sono attese novità sostanziose in questo senso) rappresenta solo la punta dell'iceberg. E ci ricorda che ancora oggi c'è molto da fare sul fronte della mobilità elettrica, soprattutto su quello legale e normativo.

Due ruote senza leggi

Soprattutto nelle grandi città, esiste infatti una quota crescente di micromobilità elettrica che sfugge a ogni categoria o inquadramento. Stiamo parlando dei monopattini elettrici, dei monoruota o degli hoverboard, ovvero tutti "mezzi di trasporto" che non rientrano in alcuna categoria. A termini di legge, qualunque veicolo superi i 5 km/h di velocità è classificabile come ciclomotore o motociclo. Qual è dunque la loro fattispecie? A rigor di logica, visto che la loro velocità è decisamente superiore rispetto a quella dei cosiddetti “acceleratori di andatura” non possono circolare né su strada, né sul marciapiede. Molti dei monopattini elettrici in commercio, infatti, hanno velocità massime di 20-25 km/h.

Le bici elettriche truccate

Senza poi parlare del fenomeno delle speed Epac, ossia le bici a pedalata assistita che sempre più spesso vengono "elaborate" con motori elettrici di potenza superiore ai 250 W consentiti per legge e capaci di offrire assistenza oltre i 25 km/h. Biciclette, insomma, trasformate in ciclomotori abusivi (in quanto sprovvisti di targa, assicurazione e obbligo del casco per il conducente).

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